giovedì 16 novembre 2017

Domenica 19.11: Prima Giornata Mondiale dei Poveri

dalle pagine 
http://www.paxchristi.it/?p=13407
http://www.paxchristi.it/?attachment_id=13408

Il prossimo 19 novembre, Domenica, viene celebrata la Prima Giornata Mondiale dei Poveri, istituita da papa Francesco.
Siamo tutti invitati a fare gesti concreti per i poveri, anche e non solo il 19 novembre.
Già nell’omelia del 13 novembre 2016, durante il giubileo delle persone socialmente escluse, papa Francesco aveva annunciato l’iniziativa della “Giornata mondiale dei poveri”.
Tale ricorrenza venne poi ufficialmente istituita nella lettera apostolica “Misericordia et misera”, a conclusione dell’Anno della Misericordia.
Il 13 giugno scorso, per la festa di Sant’Antonio di Padova, papa Francesco ha pubblicato il messaggio per la prima giornata mondiale dei poveri, stabilendo la data del 19 novembre 2017, e per la quale è stato scelto il motto “Non amiamo a parole, ma con i fatti”.
 

lunedì 13 novembre 2017

I dati di MILEX, Osservatorio sulle Spese Militari Italiane

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13411

MILEX è un progetto lanciato per realizzare un Primo Rapporto Annuale sulle Spese Militari Italiane (pubblicato ad inizio 2017) che è servito come base per la creazione di un Osservatorio stabile sul tema.
L’Osservatorio è promosso da Enrico Piovesana e Francesco Vignarca con la collaborazione e la struttura operativa del Movimento Nonviolento (nell’ambito delle attività della Rete Italiana per il Disarmo).
Nel link riportato sotto è consultabile un articolo di Francesco Vignarca, del 31 ottobre 2017, sull’aumento della previsione di spesa militare italiana per il 2018, in particolare per l’acquisto di nuovi armamenti.

dalla pagina http://milex.org/2017/10/31/bozza-ddl-bilancio-2018-spese-militari-in-aumento-sopratutto-per-nuovi-armamenti/

Bozza Ddl Bilancio 2018: spese militari in aumento, sopratutto per nuovi armamenti

I dati non definitivi contenuti negli allegati tecnici al Disegno di legge di bilancio 2018 (appena diffusi dal Governo, con Ddl che dovrà passare ora al voto parlamentare) analizzati dall’Osservatorio MIL€X sulle spese militari italiane mostrano per il 2018 una previsione di spesa militare in crescita, in particolare per quanto riguarda l’acquisto di nuovi armamenti.
Il puro budget previsionale di partenza del Ministero della Difesa passa dai 20,3 miliardi del 2017 ai quasi 21 miliardi del 2018, con aumento del 3,4%. Partendo da questo dato si può ricavare quello complessivo di spesa militare 2018, secondo la metodologia già sperimentata dall’Osservatorio MIL€X: in più vanno aggiunti gli stanziamenti (stabili) del Ministero dello Sviluppo Economico per l’acquisizione di nuovi armamenti, il costo delle missioni militari all’estero sostenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli oneri per il personale militare a riposo a carico dell’INPS oltre all’impatto finanziario derivante dai contributi al budget NATO e dalla compartecipazione per i costi delle basi USA sul territorio nazionale; da sottrarre invece i costi non militari dell’Arma dei Carabinieri (per funzioni di polizia e ordine pubblico e per le funzioni di guardia forestale).
Il calcolo conduce ad una spesa militare italiana complessiva in aumento del 4% passando dai 24,1 miliardi del 2017* agli oltre 25 miliardi del 2018, pari all’1,42% del PIL previsionale (nel 2017 la percentuale era l’1,40).
In forte crescita (circa il 7% rispetto al 2017) la spesa per nuovi armamenti che si ottiene sommando gli stanziamenti diretti della Difesa con quelli provenienti da fondi del Mise. Secondo i calcoli preliminari dell’Osservatorio MIL€X nel 2018 la tripartizione effettiva della spesa militare (personale, esercizio e investimenti, che secondo la Riforma Di Paola dovrebbe tendere ad una suddivisione 50%-25%-25%) si attesterà sul 58% per il personale, il 15% per l’esercizio e un complessivo 28% per gli investimenti in armamenti e infrastrutture.


mercoledì 8 novembre 2017

L’Italia ratifichi il «Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari»

dalla pagina https://ilmanifesto.it/litalia-ratifichi-il-trattato-di-interdizione-delle-armi-nucleari/

Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo
 
All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni «atomici» promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba «atomica» e tutti i Paesi NATO (eccetto l’Olanda).
Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di 122 stati «battistrada» – per lo più del «movimento dei non allineati»-, ha reso concreta la speranza che l’Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo.
Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell’Unione Europea a «partecipare in modo costruttivo» ai negoziati ONU, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.
Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati in sede ONU. Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità e all’etica di ogni civile convivenza.
Lo abbiamo già ricordato ma non lo si ripeterà mai abbastanza: indipendentemente dallo Stato di appartenenza, l’esistenza stessa delle armi nucleari è universalmente riconosciuta come una terribile minaccia per la vita dei popoli e dell’ecosistema terrestre. Una minaccia oltretutto assurda perché una guerra nucleare, persino con limitato scambio di missili, risulterebbe comunque catastrofica.
In ragione di ciò, chiediamo al nostro governo di lavorare perché questi ordigni siano ripudiati e di attivarsi perché vengano ovunque aboliti.
Per questo chiediamo che l’Italia ratifichi al più presto il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso all’alternativa di una economia di pace.
L’Italia, per essere coerente e credibile con quanto sopra richiesto, deve liberarsi con decisione autonoma delle bombe nucleari USA ospitate a Ghedi ed Aviano, anche perché, nell’interpretazione che dobbiamo far valere, violano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si tratta delle bombe B61 indicate dalla «Federation of Atomic Scientists» (FAS) – ma ufficialmente è «riservato» quante e dove siano -, che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12.
E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.
Ascoltiamo il monito ancora attuale dell’appello Russell – Einstein, che invitava ad eliminare le armi nucleari prima che eliminassero loro l’intero genere umano: «ricordiamo la comune umanità e mettiamo in secondo piano il resto».
 
Disarmisti Esigenti, WILPF Italia, No guerra No Nato, Pax Christi, IPRI-CCP, Pressenza, LDU, Accademia Kronos, Energia Felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico (Campagna OSM-DPN), PeaceLink, La Fucina per la Nonviolenza di Firenze, la Chiesa Valdese di Firenze, Mondo senza guerre e senza violenza, Comitato per la Convivenza e la Pace Danilo Dolci-Trieste

La lista degli aderenti sarà sempre aperta: singoli e gruppi potranno sottoscrivere  




NOTA. Nel 1969 l'Italia ha ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ma di fatto non lo rispetta poiché, a dispetto dell'art. II del Trattato, ospita sul nostro territorio armi nucleari USA...

venerdì 3 novembre 2017

pldm: Verso una difesa comune europea?

primolunedìdelmese

6 Novembre 2017 - ore 20:30


presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza


Verso una difesa comune europea?
Il ruolo dell'Italia


Nella prospettiva di una maggiore integrazione europea, la questione della difesa comune rappresenta un nodo ineludibile. Del resto, la minaccia terroristica "globale", i conflitti militari e le tensioni  sociali e politiche che si sviluppano alle porte del Vecchio Continente, dovrebbero spingere ad un ripensamento strategico delle politiche di sicurezza. Quali scenari si intravedono? Quali sono gli orientamenti dei principali Paesi europei, Francia e Germania in testa?

E come sta cambiando la politica di difesa italiana?

Ne parliamo con


Fabrizio Coticchia


ricercatore del Dipartimento di Scienze Politiche all'Università di Genova,
tra gli autori del blog
Venusin arms

mercoledì 1 novembre 2017

Romano Guardini, Europa. Compito e destino - Critica della potenza, forza di servizio...

dal documento http://www.ccdc.it/UpLoadDocumenti/Problema_Europa_Guardini.pdf

MATTEO PERRINI
IL “PROBLEMA EUROPA” NEL PENSIERO DI ROMANO GUARDINI1

L’Europa, risposta a un problema sommamente personale.
Per motivi di professione la mia famiglia si trasferì in Germania; e mentre in casa si parlava e si pensava in italiano, io crebbi spiritualmente in seno alla lingua e alla cultura tedesca”.
Così Romano Guardini presenta il “suo” problema, a cui pure bisognava dare una risposta. Nato in Italia e figlio di genitori che si sentivano profondamente italiani, anche se per motivi di lavoro si erano trasferiti in Germania, Guardini rimane legato alla prima patria, l’Italia, e tuttavia ha imparato ad amare intensamente la seconda patria, la Germania, in cui si è svolta tutta la sua formazione culturale e spirituale e si sono annodate le grandi amicizie che costelleranno la sua esistenza. Guardini vuol pensare, scrivere, insegnare in tedesco e nel 1911 decide, nonostante l’opposizione esplicita dei genitori, di assumere la cittadinanza tedesca. 
Continuerà a visitare l’Italia e a nutrirsi della sua arte e della poesia di Dante; le sue soste nella patria di origine saranno frequenti e prolungate, inizialmente sul lago di Como e poi a Isola Vicentina, dove gli era caro preparare le sue lezioni, camminando tra gli alberi che contemplava senza mai stancarsi.
Anche dopo la scelta del 1911 la doppia appartenenza alle due patrie non fu priva di conflitti e lacerazioni; ma la grandezza di Romano Guardini ebbe modo di affermarsi proprio perché egli fece leva su ciò che avrebbe potuto costituire motivo di scissione interiore per costruire una superiore visione della vita e la sua stessa personalità, una delle più ricche e armoniche del Novecento. Guardini riuscì a non trasformare l’effettiva diversità di apporti e di risonanze, che s’intersecavano nella sua esistenza, in contrasto insanabile e reciproca esclusione. Maturò, infatti, in lui l’intima convinzione che può cogliere della vita il senso più alto solo chi non sopprime o mette a tacere le “tensioni polari” (Gegensätze) come se si trattasse di contraddizioni (Widersprüche) fra le quali bisogna scegliere. Per Guardini sarebbe stato, infatti, paralizzante dover optare fra l’immediatezza intuitiva e la chiarezza latina da un lato e, dall’altro, la riflessività e la sensibilità tedesca: in realtà le une hanno bisogno delle altre, le prime per non scadere a superficialità, le seconde per non finire in astratto cerebralismo.
Ciò che deve risultare chiaro è che ogni nazione, ogni popolo, ogni cultura reca in sé, accanto a eredità negative di cui liberarsi, dei “doni” preziosi che offre disinteressatamente agli uomini che fanno parte di altre nazioni, popoli e culture. Occorre, però, un elemento comprensivo che permetta insieme di salvaguardare le diverse identità nazionali e il superamento della loro chiusura sciovinistica. Ebbene, quell’elemento comprensivo Romano Guardini lo trovò quando scoprì che cosa significava essere europeo, divenire europeo. Per lui la “scoperta” dell’Europa significò, infatti, trovare anche “la risposta a un problema sommamente personale”.

I quattro saggi di Romano Guardini sull’Europa.

Romano Guardini, la cui vita è compresa tra 1885 e il 1968, è una delle maggiori figure della storia culturale europea ed è altresì una delle più affascinanti. I suoi libri, man mano che nascevano, sono stati tradotti in Italia dalla Morcelliana di Brescia, talora addirittura prima che apparisse l’edizione tedesca. E ora la Morcelliana ha iniziato – con Scritti politici, uscito nel gennaio 2005 - la pubblicazione delle Opere complete dell’illustre maestro.
Nell’aprile del 2004, a cura di Silvano Zucal, era apparso in traduzione italiana sempre presso l’editrice bresciana, Europa - Compito e destino, in cui sono raccolti i quattro saggi sull’Europa che il pensatore cristiano compose in momenti diversi, nell’arco di un quarantennio. Il primo di essi, in cui si affronta un argomento decisivo, Il rapporto tra coscienza nazionale ed Europa, risale al 1923, un periodo nel quale l’esplosione della crisi del primo dopoguerra sembrava travolgere ogni cosa, specialmente in Germania. Guardini era allora il leader riconosciuto della gioventù tedesca e fu ad un convegno della Jugendberwegung che prese la parola su quel tema, quasi per caso, dovendo sostituire all’ultimo momento il relatore assente. Circostanza questa che conferì più immediatezza ed efficacia al suo intervento.
Il secondo testo, il più drammatico, è scritto negli anni bui del nazismo, quando a Guardini era stata tolta la cattedra universitaria e il nazionalsocialismo era al potere. La prima redazione è del 1935 ma, la sua pubblicazione avvenne solo nel 1946. Il titolo estremamente significativo, L’Europa e Gesù Cristo, fu poi ripreso nel celebre discorso Europa e «Weltanschauung» cristiana tenuto all’Università di Monaco il 17 febbraio 1955.
L’ultimo contributo fu pronunciato a Bruxelles il 28 aprile 1962 per il conferimento al grande europeo del Premio Erasmo.
Per quattro decenni, dunque, Guardini ha riflettuto sull’Europa, sul suo compito e sul suo destino. Il suo piccolo, grande libro merita l’attenzione e la gratitudine di coloro che pensano all’Europa come alla loro patria più grande e a una grande speranza per l’umanità intera.

Il compito dell’Europa nel mondo d’oggi.

Una delle intuizioni più felici di Romano Guardini è che l’Europa contemporanea ha un grande compito nella storia mondiale proprio perché essa ha perduto le illusioni da cui tante volte si era lasciata tentare. “Non sbaglio certo – scrive con forza Guardini - se penso che all’Europa autentica è estraneo l’ottimismo assoluto, la fede nel progresso universale e necessario. I valori del passato sono ancora in essa così vivi che le permettono di sentire che cosa sta in gioco. Essa ha già visto rovinare tante cose, e spesso in modo irrecuperabile, ed è stata colpevole di tante guerre omicide, da essere capace di sentire le possibilità creatrici, ma anche il rischio, anzi la tragedia dell’umana esistenza. Nella sua coscienza vi è certamente la forma mitica di Prometeo, che porta via il fuoco dall’Olimpo, ma anche quella di Icaro, le cui ali non resistono alla vicinanza del sole e che precipita giù. Conosce le irruzioni della conoscenza e della conquista, ma in fondo non crede né a garanzie per il cammino della storia, né a utopie sull’universale felicità del mondo. L’Europa ne sa troppo. Perciò io credo che il compito affidato all’Europa - compito il meno sensazionale di tutti, ma che nel profondo conduce all’essenziale - sia la critica della potenza. Non critica negativa, né paurosa né reazionaria; tuttavia ad essa è affidata la cura per l’uomo, perché essa ne ha provato la potenza non come garanzia di sicuri trionfi, ma come destino che rimane indeciso dove condurrà”.
L’Europa ha creato l’età moderna; ma ha tenuto ferma la connessione col passato. Perciò sul suo volto, accanto ai tratti della creatività, sono segnati quelli di una millenaria esperienza. Il compito riservatole, dunque, non consiste nell’accrescere la potenza che viene dalla scienza e dalla tecnica - benché naturalmente farà anche questo - ma nel domare questa potenza e nella rinuncia definitiva a ogni idea di impero, che gronda sempre di lacrime e sangue.

Una “forza di servizio” per tutti.

L’Europa è un fatto politico, economico, tecnico, ma è soprattutto una disposizione di spirito, un sentimento. Al formarsi di questo sentimento si oppongono e si opporranno sempre forti resistenze. “Il compito dell’Europa può essere adempiuto se ciascuna delle sue nazioni ripensi la sua storia e intenda il suo passato in relazione al costituirsi della federazione europea. C’è nella storia del nostro continente un esempio che ci può mettere in guardia e mostrare quanto pericolo vi sia di sbagliare. Noi non possiamo dimenticare che, ad esempio, i greci hanno fallito di fronte all’obiettivo storico di creare uno Stato che abbracciasse insieme la ricchezza vitale di tutte le diverse etnie. Anche l’Europa può mancare la sua ora”. Ma essa sa che oggi il mondo le chiede di diventare “una forza di servizio”, che sia responsabile per la vita di tutti e s’impegni a far sì che le cose della terra divengano giuste. Il compito è arduo, tuttavia la struttura essenziale dell’Europa c’è; la vediamo in ogni gesto, la sentiamo con intensità nuova. Siamo pertanto fiduciosi che l’Europa continuerà ad essere soggetto di storia, e di una storia più alta.
Anche in questi saggi lo stile di Guardini è intensamente partecipe ed elevato. Mi piace, pertanto, concludere con una citazione in cui il pensatore tedesco dà voce al suo amore per l’Europa:
Ancora sempre mi commuovo nel cuore quando sulla carta geografica vedo l’immagine dell’Europa: la configurazione piccola e graziosa - non so più chi l’abbia detto - come fosse disposta dal cesello di un orafo tra i colossi Asia, America, Africa. La ricchezza delle sue forme, l’insinuarsi reciproco tra il mare e la terra, la molteplicità delle sue situazioni etniche dalle Alpi fino alla pianura più bassa - tutto questo appare come una preparazione al destarsi dello spirito più luminoso a opere grandi e audaci imprese”.




 1 Città e Dintorni, n.88, aprile 2006.

Papa Francesco: i cristiani ridiano un'anima all'Europa

dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-francesco-i-cristiani-ridiano-unanima-alleuro

2017-10-28 Radio Vaticana
di Debora Donnini

“Il primo e forse il più grande contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri di istituzioni, ma è fatta di persone”.  E’ uno dei passaggi chiave dell’intenso e dettagliato discorso di Papa Francesco, rivolto ai circa 350 partecipanti alla conferenza (Re)Thinking Europe, “Ripensare l’Europa. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo”, riuniti nell’Aula Nuova del Sinodo. Politici, cardinali, vescovi, ambasciatori e rappresentanti di movimenti e altre denominazioni cristiane, riflettono insieme da ieri nell’incontro organizzato dalla Comece, la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea.
A loro il Papa indica la strada: le fondamenta dell’Europa sono “persona” e “comunità”,  che “come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire”. I mattoni sono "dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace”. Nel suo quinto intervento sull’Europa e l’Unione Europea, Francesco ricorda che uno dei valori fondamentali portati dal cristianesimo è proprio “il senso della persona, costituita a immagine di Dio”. Concretamente, ad esempio, San Benedetto pose una concezione dell’uomo radicalmente diversa da quella della classicità greco-romana e da quella ancor più violenta delle invasioni barbariche: l’uomo, non più semplicemente un cittadino né servitore del potere di turno né tantomeno una merce di scambio destinata unicamente al lavoro. “Per Benedetto non ci sono ruoli, ci sono persone” mentre purtroppo oggi si nota come spesso “non ci sono i lavoratori, ci sono gli indicatori economici”, “non ci sono i migranti, ci sono le quote”, cioè una questione di cifre.
Avere un volto, obbliga, invece, ad una responsabilità - ricorda il Papa - e quindi i cristiani devono ricordare prima di tutto che l’Europa è fatta di persone e far riscoprire il senso di appartenenza ad una comunità, contro la tendenza a vivere in solitudine dell’Occidente, fraintendendo il concetto di libertà che viene intesa come dovere di essere soli. "Per me - afferma - è una cosa grave". I cristiani, invece, sanno che la loro identità è “innanzitutto relazionale” e la famiglia rimane il fondamentale luogo di questa scoperta. E, come “unione armonica delle differenze fra l’uomo e la donna”, è “tanto più vera e profonda quanto più e generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri”. Una comunità, infatti, è viva se sa accogliere le diversità, generare nuove vite, lavoro, innovazione e cultura.
Dall’Atlantico agli Urali, dal Polo Nord al Mediterraneo, l’Europa deve essere un luogo di dialogo, come lo era in un certo senso l’antica agorà, non solo spazio economico ma cuore della politica. L’invito di Francesco è, quindi, a considerare il ruolo positivo che la religione possiede nella società, come può essere il dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani in Europa. Francesco mette, infatti, in guardia da “un certo pregiudizio laicista, ancora in auge” che – dice – non riesce a percepire questo valore della religione nella sfera pubblica e preferisce relegarla solo in quella privata. Ma così si instaura “il predominio di un certo pensiero unico, assai diffuso nei consessi internazionali”, che vede “nell’affermazione di un’identità religiosa un pericolo per la propria egemonia, finendo così per favorire un’artefatta contrapposizione fra il diritto alla libertà religiosa e altri diritti fondamentali”.
Spesso, poi, nella politica alla voce del dialogo, “si sostituiscono le urla delle rivendicazioni”. In molti Paesi, così, trovano posto formazioni populiste ed estremiste. I cristiani sono, quindi, chiamati a favorire il dialogo politico e devono ridare dignità alla politica intesa come massimo servizio al bene comune. “Essere leader oggi esige studio, preparazione ed esperienza”, sintetizza il Papa mettendo l’accento anche sulla necessità di un’adeguata formazione.
L’Europa deve poi essere uno spazio inclusivo valorizzando però le differenze. In questa prospettiva i migranti sono una risorsa, più che un peso e non possono essere scartati a proprio piacimento. D’altra parte il Papa ricorda che i governanti devono gestire con prudenza la questione migratoria. Non muri, dunque, ma il processo non può essere senza regole. E da parte loro, anche i migranti devono “rispettare e assimilare la cultura” della nazione che li accoglie.
Adoperarsi per una comunità inclusiva significa edificare uno spazio di solidarietà, non un insieme di “piccoli gruppi di interesse”. Bisogna quindi avere premura per i più deboli e per il sostegno fra generazioni. “A partire dagli Anni Sessanta del secolo scorso è in atto un conflitto generazionale senza precedenti”, nota il Papa. E questo - spiega - “non solo perché in Europa si fanno pochi figli - il nostro inverno demografico - e troppi sono quelli che sono stati privati del diritto di nascere ma anche perché ci si è scoperti incapaci di consegnare ai giovani gli strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro”. “L’Europa vive una sorta di deficit di memoria” - sintetizza Francesco - e deve riscoprire il valore del proprio passato per “arricchire il proprio presente e consegnare ai posteri un futuro di speranza”. Tanti giovani, invece, si trovano “smarriti davanti all’assenza di radici e di prospettive”, mentre l’educazione deve coinvolgere tutta la società.
L’Europa è poi chiamata ad essere sorgente di uno sviluppo integrale come lo intendeva il beato Paolo VI. “Serve lavoro e servono condizioni adeguate di lavoro”, ribadisce il Papa. Un esempio possono essere quegli imprenditori cristiani, che nel secolo scorso hanno compreso come il successo delle loro iniziative, dipendesse dall’offrire condizioni degne di lavoro: quelle iniziative sono anche l’antidoto migliore ad una “globalizzazione senz’anima”, che ha creato sacche di sfruttamento e povertà. Spetta ai governi riattivare un circolo virtuoso, che “a partire da investimenti a favore della famiglia e dell’educazione”, consenta lo sviluppo pacifico dell’intera comunità civile.
L’ultimo mattone per costruire questo edificio è il diritto alla pace. Le logiche “particolari e nazionali” rischiano, però, di vanificare i sogni coraggiosi dei Padri  fondatori, ricorda Francesco. I cristiani in Europa sono, quindi, chiamati a farsi promotori di una cultura della pace e questo esige “amore alla verità", “senza la quale non possono esistere rapporti umani autentici”,  e “ricerca della giustizia” senza la quale la sopraffazione diventa norma imperante. L’Europa, quindi, si impegnerà per la pace nella misura in cui “non perderà la speranza”. Bisogna quindi seguire il sogno dei Padri fondatori di un’Europa unita e concorde, “comunità di popoli desiderosi di condividere un destino di sviluppo e di pace”.
I cristiani sono chiamati a “ridare anima all’Europa”, come fece san Benedetto: non occupò spazi ma “diede vita ad un movimento contagioso e inarrestabile, che ridisegnò il volto dell’Europa perché dalla fede sgorga quella speranza lieta, capace di cambiare il mondo. E Francesco conclude benedicendo i presenti, i "nostri popoli" e anche l'Europa.


sabato 28 ottobre 2017

Il Presidente di Pax Christi, da Cagliari: “I lavori che nutrono le guerre…”

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13377


“Ma non tutti i lavori sono ‘lavori degni’. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione”. (papa Francesco) 


Il Presidente nazionale di Pax Christi, Mons. Giovanni Ricchiuti, a Cagliari per la  48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, sul tema ‘Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale’, commenta con soddisfazione il videomessaggio rivolto ai partecipanti da Papa Francesco.
“Non dobbiamo lasciare isolata la voce di Francesco”, dice mons. Ricchiuti. “Siamo chiamati tutti a dare riscontro a queste sue parole. Penso alle fabbriche che proprio qui in Sardegna producono bombe che poi l’Italia vende tranquillamente all’Arabia Saudita impegnata da anni a bombardare lo Yemen. In questo caso i lavoratori sono in una sorta di ‘ricatto’, proprio per la mancanza di lavoro. E anche papa Francesco parla di “angoscia di poter perdere la propria occupazione”. Dobbiamo cercare strade di riconversione, dobbiamo trovare vie nuove per evitare che, con la scusa di offrire posti di lavoro, si sostenga sempre più la follia e il grande affare della guerra.”
“La stessa cosa - continua il Presidente di Pax Christi - si può dire per i noti aerei caccia F-35: da sempre Pax Christi ha denunciato l’immoralità di questo progetto, e non solo per gli enormi costi. Ed è significativo che, forse per paura di una reazione dell’opinione pubblica, proprio qualche giorno fa ci sia stato il volo del primo F-35B assemblato a Cameri (No) nel silenzio generale. (www.analisidifesa.it). Ma noi non possiamo tacere davanti al programma militare più costoso della storia Italiana! Ho letto che il Generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, parla di questo silenzio come segno di un paese immaturo, che invece dovrebbe essere orgoglioso: ‘Mi chiedo – dice Camporini - come possiamo pensare di presentarci sulla scena internazionale se rinunciamo a qualsiasi forma di auto-pubblicità, soprattutto su questioni per cui siamo avanti rispetto agli altri paesi?’.
“No non possiamo essere orgogliosi di questo primato. Anzi, ce ne dobbiamo vergognare! Dobbiamo lavorare molto, impegnarci insieme per costruire la pace e non la guerra.”
“E colgo l’occasione - conclude mons. Ricchiuti - per invitare tutti, uomini e donne che vogliono essere artigiani di pace, a venire con noi la sera del 31 dicembre a Sotto il Monte per la Marcia Nazionale per la Pace, promossa da Pax Christi, Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, Caritas italiana, Azione cattolica italiana e Diocesi di Bergamo. Ritorniamo a Sotto il Monte dove si tenne, 50 anni fa, la prima marcia organizzata da Pax Christi; nella città natale di Papa Giovanni XXIII, il papa del Concilio e della Pacem in Terris”.
Cagliari, 28 ottobre 2017
Contatti:
Segreteria Nazionale di Pax Christi:   055/2020375 info@paxchristi.it
Coordinatore Nazionale di Pax Christi: d. Renato Sacco 348-3035658   
drenato@tin.it

giovedì 26 ottobre 2017

30 ottobre - Incontro: "La scuola di gomme"

dalla pagina http://salaam-ragazzidellolivo.blogspot.it/2017/10/la-scuola-di-gomme-incontro.html

Nel villaggio beduino di Khan al Ahmar, vicino Gerico (Cisgiordania) c’è una scuola nel deserto costruita dall’ ONG milanese Vento di Terra e dagli architetti di ARCò utilizzando 2.200 pneumatici usati . La Scuola di Gomme esiste anche grazie anche al contributo della Cooperazione Italiana e oggi rischia di essere distrutta a causa di un ordine di demolizione.
 
Guarda il video su questa scuola realizzato da Vento di Terra (a destra del video vi sono molti altri servizi interessanti, sempre sulla scuola e sui progetti in Palestina).
 

Chi demolisce una scuola demolisce il futuro!

LA SCUOLA DI GOMME

venerdì 20 ottobre 2017

OGGI E' LA GIORNATA EUROPEA DELLA MICROFINANZA!

dalla pagina http://www.bancaetica.it/blog/oggi-giornata-europea-della-microfinanza


Si celebra oggi la Giornata Europea della Microfinanza (European Microfinance Day), giunta alla sua terza edizione e organizzata dallo European Microfinance Network (EMN) che riunisce 85 istituzioni da 23 diversi Paesi Europei, tutte accomunate dall’impegno per sviluppare la microfinanza come strumento di inclusione sociale e di sviluppo economico sostenibile.
La giornata di mobilitazione servirà a diffondere la conoscenza delle potenzialità della microfinanza per rispondere ad alcune delle sfide che l’Europa sta affrontando: rafforzare la coesione sociale; far crescere la cultura finanziaria; creare opportunità di lavoro sostenendo l’autoimpiego soprattutto per donne, giovani, migranti.

Banca Etica - insieme a Ritmi e PerMicro - è tra i componenti italiani della rete e pochi mesi fa ha ospitato a Venezia l’assemblea annuale . Siamo stati per anni impegnati nella campagna che ha portato per la prima volta la legge italiana a riconoscere il microcredito nel Testo Unico Bancario e a disciplinarlo poi con i decreti attuativi del 2014. Oggi lavoriamo in rete affinché anche l’Unione Europea riconosca e incoraggi la microfinanza.
Banca Etica è in prima linea: sono stati più di 3.400 i progetti di microfinanza che abbiamo sostenuto in Italia dal 2001, per un totale di circa 23,6 milioni di euro erogati. Etica Sgr ha anche costituito il fondo di garanzia per la microfinanza, alimentato grazie alla scelta volontaria dei clienti sottoscrittori dei fondi comuni d’investimento di devolvere lo 0,1% del capitale investito. Tramite questo fondo abbiamo erogato oltre 400 micro-finanziamenti per un valore di 4,1 milioni di euro. Oggi sosteniamo anche progetti internazionali per 17,5 milioni di euro a favore di 30 mila beneficiari nel mondo anche grazie ad accordi con il Ministero degli Affari Esteri e alla partnership con ONG e istituzioni di microfinanza come Coopmed e Sidi.
In questa giornata partecipiamo all'incontro promosso da RITMI (Rete Italiana Microfinanza) di cui siamo membri: l'appuntamneto è a Siracusa dalle 10 alle 14 presso il Salone Borsellino di Palazzo Vermexio (Piazza Duomo, 4). Per Banca Etica interviene Gabriele Vaccaro, banchiere ambulante in Sicilia. Qui il programma completo.
Oggi invitiamo tutti e tutte coloro che lavorano nelle istituzioni di microfinanza, o in realtà nate grazie alla microfinanza a condividere la loro testimonianza per far sapere all’Europa che il microcredito funziona e può essere uno strumento molto efficace di politiche sociali ed economiche.
Usiamo gli hashtag #2017EMD #FairFinanceForAll e #ScelgoBancaEtica per far sentire la nostra voce.
Qui alcune storie che si sono realizzate grazie al microcredito di Banca Etica ed Etica sgr:


dalla pagina http://www.bancaetica.it/blog/oggi-giornata-europea-della-microfinanza