giovedì 14 dicembre 2017

1º gennaio: Cammino di Pace a Vicenza

dalla pagina http://www.diocesi.vicenza.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?rifi=guest&rifp=guest&id_pagina=5628


“LA PACE PULISCE IL MONDO”


In occasione della giornata mondiale della Pace 2018 la Diocesi di Vicenza organizza il 10° Cammino di Pace lunedì 1° gennaio 2018 partenza alle ore 15 dall’Ospedale Civile di Vicenza Via Rodolfi e arrivo alla Basilica di S. Lorenzo.

martedì 12 dicembre 2017

Alex Zanotelli, Armi: E' questo il nostro Natale di Pace?

dalla pagina https://www.change.org/p/3169656/u/22122298

11 dic 2017 — Napoli. Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria (parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa, che il 5 settembre scorso è stata trasformata nell’Hub contro il terrorismo (centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, così vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti.

Ad Amendola (Foggia) è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35 armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale mondiale dei droni. E sempre in Sicilia, a Niscemi, è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il cosiddetto MUOS.

Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio (non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!). Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare.

Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa: 5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano, ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate, con sede a Centocelle (Roma). L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro! Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più.

Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana: Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’8° posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015! Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, ottima PIAZZISTA DI ARMI. E abbiamo venduto armi a tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce. Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU (e questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!). L’Italia ha venduto armi al Qatar e a-gli Emirati Arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!).Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait. Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere: siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.

Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare la militarizzazione della UE. È stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che a regime svilupperà 5,5 miliardi di investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare. Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la PESCO - Cooperazione Strutturata Permanente della UE nel settore militare (la Shengen della Difesa!). “Rafforzare l’Europa della Difesa – afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della UE per gli Affari Esteri – rafforza anche la NATO.”

La NATO, di cui la UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia destina oggi 1,2 % del Pil per la Difesa. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di sì al diktat di Trump. Così l’Italia arriverà a spendere 100 milioni al giorno in armi. Così la NATO trionfa, mentre è in forse il futuro della UE.

Infatti è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria, in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia. La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili. E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico.

Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B61-12 . Il Ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi solo a Ghedi potremo avere una sessantina di B61-12, il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima!

Nel silenzio più totale! Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo! È una vergogna nazionale. Siamo grati a Papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari.

Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace.

Ma purtroppo ognuno fa la sua strada. E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani? E che dire della parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?” “Siamo vicini al Natale - ci ammonisce Papa Francesco- ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!” Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti radicalmente questa economia di guerra.

lunedì 11 dicembre 2017

Gerusalemme capitale di Israele...

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13507

DICHIARAZIONE DI PAX CHRISTI INTERNATIONAL

Auspicio per Gerusalemme
Pax Christi International chiede ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di opporsi fermamente alla decisione del governo degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.
Pax Christi International è inorridita dalla decisione del presidente degli Stati Uniti Trump, il 6 dicembre 2017, di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e di avviare il processo di trasferimento dell’ambasciata americana. Siamo molto preoccupati delle conseguenze devastanti che tale decisione avrà per raggiungere una giusta risoluzione al conflitto israelo-palestinese che perdura da molto tempo.
In linea con l’UE, le Nazioni Unite e i governi di tutto il mondo, condanniamo questa decisione unilaterale del governo degli Stati Uniti che viola il diritto internazionale ed è dannosa per qualsiasi sforzo di pace israelo-palestinese. Chiediamo ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di opporsi fermamente a questa decisione nella riunione di emergenza che dovrebbe svolgersi l’8 dicembre 2017 presso l’ONU a New York.
Ricordiamo che nella risoluzione 181 delle Nazioni Unite, la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, ha deciso che Gerusalemme avrebbe dovuto avere uno status speciale, data la sua importanza pluralistica e religiosa. Con la sua ultima decisione, il governo degli Stati Uniti si sta allontanando dalle politiche estere dei governi di tutto il mondo che rispettano lo “status quo” di Gerusalemme.
Pax Christi International vuole anche evidenziare che con la risoluzione 478 delle Nazioni Unite, che seguiva l’emanazione della “legge fondamentale” del parlamento israeliano che proclamava un cambiamento nel carattere e nello status della Città Santa di Gerusalemme (annessione di Gerusalemme Est), tutti gli stati sono obbligati ad avere le loro ambasciate a Tel Aviv.
Pax Christi International sollecita il rispetto dello “status quo” poiché ogni cambiamento dovrebbe essere il risultato dei negoziati israelo-palestinesi. Una lettera dei patriarchi e dei capi delle chiese locali a Gerusalemme al presidente Trump afferma: “Siamo certi che tali passi produrranno più odio, conflitto, violenza e sofferenza a Gerusalemme e in Terra Santa, spingendoci più lontano dall’obiettivo dell’unità e più profondamente verso una divisione distruttiva”.
Siamo convinti che la decisione del governo degli Stati Uniti sia una minaccia internazionale per la pace e la sicurezza nella regione del Medio Oriente e nel mondo. Accogliamo con favore la richiesta di otto Stati Membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di programmare una riunione di emergenza per discutere la decisione. Chiediamo ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intraprendere le seguenti azioni:
• Condannare fermamente la decisione del governo degli Stati Uniti come una violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU e chiedere di continuare a riconoscere l’attuale status internazionale di Gerusalemme.
• Riaffermare la posizione assunta dalla risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2016, che non riconoscerà alcuna modifica ai confini del 4 giugno 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diversa da quelli concordati dalle parti attraverso negoziati.
• Confermare la sua determinazione a sostenere israeliani e palestinesi per raggiungere una soluzione giusta e duratura, garantendo i diritti fondamentali sia degli israeliani che dei palestinesi.
• Considerare, come possibile soluzione, la riunificazione della città di Gerusalemme, riconoscendo due parti legali e politiche, ciascuna con la propria capitale politica, lavorando per garantire pari diritti a tutti.
• Proteggere e preservare gli interessi religiosi unici della città: le tre grandi fedi monoteistiche del cristianesimo, ebraismo e islam.
Pax Christi International accoglie la recente dichiarazione di Papa Francesco durante la sua udienza generale nella Sala Paolo VI del 6 dicembre 2017, in cui ha chiesto il mantenimento dello “status quo” di Gerusalemme:
“Gerusalemme è una città unica, sacra per ebrei, cristiani e musulmani, dove i luoghi santi per le rispettive religioni sono venerati e ha una speciale vocazione alla pace. Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero, e che prevalgano la saggezza e la prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un mondo già scosso e segnato da molti crudeli conflitti”.
Bruxelles, 7 dicembre 2017
 
La dichiarazione originale al link:
http://www.paxchristi.net/sites/default/files/171207_statement_usa_government_decision_jerusalem_-_version_4.pdf


sabato 9 dicembre 2017

Internet delle cose...

dalle pagine 

Ugo Mattei: perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro)

“C’è in costruzione un gigantesco dispositivo di controllo sociale che viene sperimentato per rendere l’umanità coerente con la nuova frontiera dei rapporti di produzione capitalistici globali.” Riprendiamo l’intervento del giurista Ugo Mattei, giurista e professore di diritto internazionale e comparato all’Università della California di San Francisco, recentemente pubblicata dal canale Byoblu. 

Intervento di Ugo Mattei, giurista e professore di Diritto Internazionale e Comparato alla California University e docente di Diritto Privato all’Università di Torino. Costituzione, Comunità e Diritti – Torino, 19 novembre 2017

Negli ultimi tre o quattro anni sono stati installati, soltanto nella parte occidentale del mondo, quindi nel nord globale, circa un miliardo e quattrocentomila sensori per l’internet delle cose. Gran parte dei quali sono costruiti nei muri delle case, nei nuovi televisori – in tutti gli apparecchi elettronici che comperiamo – e nelle automobili. Parte di questi sensori, che sono invece fissi, sono inseriti negli spazi pubblici e sono quelli con i quali i nostri meccanismi elettronici si collegano senza che noi lo sappiamo.
Queste cose vengono chiamate “Smart“, nel senso che noi sentiamo parlare costantemente di “Smart City“, “Smart Card” eccetera. Tutte le volte in cui si sente la parola “Smart” io penso sempre che gli “Smart” siano loro e i cretini siamo noi. Qui la situazione sta diventando davvero molto preoccupante, soprattutto alla luce di quello che è stato detto adesso. C’è in costruzione un gigantesco dispositivo (e qui proprio la parola “Dispositivo” studiata da Foucault è direttamente utilizzabile per parlare dei dispositivi elettronici che noi compriamo). Un gigantesco dispositivo di controllo sociale di tutti quanti, che viene ovviamente sperimentato per fare un passo in avanti in modo da rendere in qualche modo l’umanità coerente con la nuova frontiera. 

[continua]

venerdì 8 dicembre 2017

Reddito di Base

dalla pagina http://www.bin-italia.org/roma-13-14-dicembre-reddito-cittadinanza-proposte-confronto/

Roma 13 e 14 dicembre: Reddito di cittadinanza. Proposte a confronto

“Reddito di cittadinanza. proposte a confronto” questo il titolo dell’iniziativa che si terrà a Roma dal 13 al 14 dicembre 2017 organizzata da CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario).
Di seguito riportiamo la presentazione della due giorni di dibattito ed approfondimento:
“Che cos’è il reddito di cittadinanza? Perché tutti ne parlano? Quali sono le proposte in campo? Quali gli esperimenti in altri paesi? Cos’è il REI, approvato dal governo e in partenza da Gennaio?
Le CLAP di Roma e la Libera Università Roma organizzano due giorni di confronto su un tema “caldo” nel dibattito pubblico e politico, in un momento in cui disoccupazione e nuove povertà, lavoro precario, sottopagato, gratuito, sembrano non trovare argini credibili ed efficaci.

Si parte Mercoledì 13, dalle 17 presso ESC Atelier, con la presentazione del libro, edito da Asterios, “Reddito di cittadinanza – Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto?” di Giuliana Commisso e Giordano Sivini, docenti presso l’Università della Calabria, con i quali discuteremo del REI e di altre proposte possibili. L’occasione ci consentirà anche di confrontarci sulla bozza della Carta per il Reddito, un documento che aspira a catalizzare energie nella costruzione di una campagna pubblica per un reddito garantito in Italia.
Ci si rivede, poi, il pomeriggio di giovedì 14, dalle 16:00, presso la Sapienza, facoltà di Scienze Politiche – Aula Professori, insieme al Basic Income Network Italia, per parlare nuovamente di REI e delle sperimentazioni di reddito garantito in altri paesi, europei e non.
Pensiamo sia finito il tempo dell’evocazione: parlare di reddito garantito oggi significa, a nostro avviso, discutere concretamente di come introdurlo in Italia e di come far si che non sia ulteriore strumento di ricatto per chi già soffre la “precarietà cronica” del mercato del lavoro, intendendolo invece come strumento vero per redistribuire la ricchezza. Vi aspettiamo!”


Per maggiori informazioni clicca qui
Per maggiori informazioni su le CLAP clicca qui

Sull'argomento "reddito di base" leggi anche: 


martedì 5 dicembre 2017

31/12/2017 – 50esima marcia nazionale per la pace

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13458


Quest’anno la Marcia per la pace giunta alla sua cinquantesima edizione avrà luogo a Sotto il Monte (Bergamo), città natale di Papa Giovanni XXIII. Il tema della Giornata mondiale della Pace e quindi della stessa marcia non è ancora conosciuto, ma verrà reso noto venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa a Roma alle ore 11.
Come di consueto la marcia sarà preceduta dal Convegno di Pax Christi organizzato anch’esso a Sotto il Monte che quest’anno avrà come titolo “Alienum est a ratione” –  E’ pura follia pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia.” (Papa Giovanni XXIII, Pacem in terris, n. 67).
Il programma definitivo sarà ultimato e condiviso al più presto, ma possiamo intanto anticipare le informazioni logistiche necessarie alla vostra iscrizione e partecipazione.
La sede del Convegno sarà presso il PIME, ex Seminario, in via Colombera 5 a Sotto Il Monte nella quale, per chi lo desideri, sarà anche possibile soggiornare. La struttura infatti mette a nostra disposizione delle stanze multiple da 7, 20 e 25 posti letto (ci sono le coperte, ma occorre portarsi dietro le lenzuola o il sacco a pelo) al costo di 10 euro a notte, a persona, senza colazione.
Per chi invece desiderasse una sistemazione più comoda, sarà possibile dormire presso l’albergo Da Giovanni, distante solo un kilometro dal centro di Sotto il Monte.
In tale struttura si potranno prenotare stanze singole (50 euro a testa a notte), doppie (matrimoniali e non al costo di 40 euro a testa a notte) e triple (35 euro a testa a notte).
Per quanto riguarda i pasti, tutti gli ospiti del Convegno potranno consumarli insieme presso la Casa del Pellegrino al costo di 12 euro l’uno.
Oltre che in auto, a Sotto il Monte si può arrivare in aereo all’aeroporto di Orio a Serio (Bergamo), o in treno alla stazione di Bergamo. Se al momento dell’iscrizione ( info@paxchristi.it o 055/2020375) segnalerete la vostra scelta sia per quanto riguarda il dormire che il mezzo di trasporto, cercheremo di organizzare eventuali adeguate navette per raggiungere la sede del convegno o l’Albergo Da Giovanni.

domenica 3 dicembre 2017

primolunedìdelmese

primolunedìdelmese

Anno XX - incontro n. 155



4 Dicembre 2017 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza



Parcheggio adiacente. 
Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso. 
Si raccomanda puntualità!



L'Italia è un Paese insicuro?


Alle origini della percezione di paura diffusa nella società. Cosa dicono le statistiche su omicidi, rapine e furti. Timori e probabilità dei reati: due fattori non sempre coincidenti. Il ruolo dei media. La questione migranti. La tentazione del farsi giustizia da sé.



Ne parliamo con



Alessandra Minello

sociologa, research fellow all’Istituto Universitario Europeo a Firenze; ha lavorato alle università di Bamberg (Germania) e Bocconi di Milano; collabora al progetto di demografia storica dell’Università di Padova: CHILD (Collecting Hasburgical Information about Life and Death) ed è coautrice del libro Sweet CHILD of mine.



 
Finestra sul cortile di casa

"Fiera delle armi": importanti aggiornamenti

HIT (Hunting, Individual Protection, Target Sports) Show si avvia alla sua quarta edizione, nel prossimo Febbraio a Vicenza. Nel Settembre scorso, il Consiglio Comunale di Vicenza ha approvato, all'unanimità, una mozione che impegna l'Amministrazione, azionista del nuovo Italian Exhibition Group (IEG) di cui fa ora parte Fiera di Vicenza, a fare in modo che «si arrivi al più presto e, comunque, prima della prossima edizione a definire un nuovo regolamento che riguardi sia i visitatori che gli espositori della manifestazione»; come chiedono da tempo molte associazioni vicentine. Le prospettive.

venerdì 1 dicembre 2017

A GHEDI 30 CACCIA F-35 CON 60 BOMBE NUCLEARI

dalla pagina https://www.change.org/p/3169656/u/22075253
dal video https://youtu.be/nPy8enQye3o

29 nov 2017 — Manlio Dinucci

L’aeroporto militare di Ghedi (Brescia) si prepara a divenire una delle principali basi operative dei caccia F-35.
Il ministero della Difesa ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il bando di progettazione (importo 2,5 milioni di euro) e costruzione (importo 60,7 milioni di euro) delle nuove infrastrutture per gli F-35: l’edificio a tre piani del comando con le sale operative e i simulatori di volo; l’hangar per la manutenzione dei caccia, 3460 metri quadri con un carroponte da 5 tonnellate, più altre strutture da 2800 m2; un magazzino da 1100 m2, con annesse una palazzina di due piani per uffici e la centrale tecnologica con cabina elettrica e vasche antin-cendio; 15 hangaretti da 440 m2 in cui saranno dislocati i caccia pronti al decollo.

Poiché ciascun hangaretto ne potrà ospitare due, la capienza complessiva sarà di 30 F-35.

Tutti gli edifici saranno concentrati in un’unica area recintata e videosorvegliata, separata dal resto dell’aeroporto: una base all’interno della base, il cui accesso sarà vietato allo stesso personale militare dell’aeroporto salvo che agli addetti ai nuovi caccia.

Il perché è chiaro: accanto agli F-35A a decollo e atterraggio convenzionali – di cui l’Italia acquista 60 esemplari insieme a 30 F-35B a decollo corto e atterraggio verticale – saranno dislocate a Ghedi le nuove bombe nucleari statunitensi B61-12.

Come le attuali B-61, possono essere anch’esse sganciate dai Tornado PA-200 del 6° Stormo ma, per guidarle con precisione sull’obiettivo e sfruttarne le capacità anti-bunker, occorrono i caccia F-35A dotati di speciali sistemi digitali.

Poiché ciascun caccia può trasportare nella stiva interna 2 bombe nucleari, possono essere dislocate a Ghedi 60 B61-12, il triplo delle attuali B-61.

Come le precedenti, le B61-12 saranno controllate dalla speciale unità statunitense (704th Munitions Support Squadron della U.S. Air Force), «responsabile del ricevimento, stoccaggio e mantenimento delle armi della riserva bellica Usa destinate al 6° Stormo Nato dell’Aeronautica italiana».

La stessa unità dell’Aeronautica Usa ha il compito di «sostenere direttamente la missione di attacco» del 6° Stormo. Piloti italiani vengono già addestrati, nelle basi aeree di Eglin in Florida e Luke in Arizona, all’uso degli F-35 anche per missioni di attacco nucleare.

Caccia dello stesso tipo, armati o comunque armabili con le B61-12, saranno schierati nella base di Amendola (Foggia), dove un anno fa è arrivato il primo F-35, e in altre basi. Vi saranno, oltre a questi, gli F-35 della U.S. Air Force schierati ad Aviano con le B61-12.

Su questo sfondo richiedere, come ha fatto alla Camera il Movimento 5 Stelle, che l’Italia dichiari la sua «indisponibilità ad acquisire le componenti necessarie per rendere gli F-35 idonei al trasporto di armi nucleari», equivale a richiedere che l’esercito sia dotato di carrarmati senza cannone.

Il nuovo caccia F-35 e la nuova bomba nucleare B61-12 co stituiscono un sistema d’arma integrato.

La partecipazione al programma dell’F-35 rafforza l’ancoraggio dell’Italia agli Stati uniti. L’industria bellica italiana, capeggiata dalla Leonardo che gestisce l’impianto di assemblaggio degli F-35 a Cameri (Novara), viene ancor più integrata nel gigantesco complesso militare-industriale Usa capeggiato dalla Lockheed Martin, la maggiore industria bellica del mondo (con 16000 fornitori negli USA e 1500 in 65 altri paesi), costruttrice dell’F-35.

Lo schieramento sul nostro territorio di F-35 armati di bombe nucleari B61-12 subordina ancor più l’Italia alla catena di comando del Pentagono, privando il Parlamento di qualsiasi reale potere decisionale.

(il manifesto, 28 novembre 2017)

sabato 25 novembre 2017

"PROSPETTIVE PER UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI E PER UN DISARMO INTEGRALE"

dalla pagina https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/november/documents/papa-francesco_20171110_convegno-disarmointegrale.html

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO
"PROSPETTIVE PER UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI
E PER UN DISARMO INTEGRALE"
Sala Clementina
Venerdì, 10 novembre 2017

Cari amici,
porgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto ed esprimo viva gratitudine per la vostra presenza e per la vostra attività al servizio del bene comune. Ringrazio il Cardinale Turkson per le parole di saluto e di introduzione.
Siete convenuti a questo Simposio per affrontare argomenti cruciali, sia in sé stessi, sia in considerazione della complessità delle sfide politiche dell’attuale scenario internazionale, caratterizzato da un clima instabile di conflittualità. Un fosco pessimismo potrebbe spingerci a ritenere che le “prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, come recita il titolo del vostro incontro, appaiano sempre più remote. È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani.[1]
Non possiamo poi non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari. Pertanto, anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà.[2] Insostituibile da questo punto di vista è la testimonianza degli Hibakusha, cioè le persone colpite dalle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, come pure quella delle altre vittime degli esperimenti delle armi nucleari: che la loro voce profetica sia un monito soprattutto per le nuove generazioni!
Inoltre, gli armamenti che hanno come effetto la distruzione del genere umano sono persino illogici sul piano militare. Del resto, la vera scienza è sempre a servizio dell’uomo, mentre la società contemporanea appare come stordita dalle deviazioni dei progetti concepiti in seno ad essa, magari per una buona causa originaria. Basti pensare che le tecnologie nucleari si diffondono ormai anche attraverso le comunicazioni telematiche e che gli strumenti di diritto internazionale non hanno impedito che nuovi Stati si aggiungessero alla cerchia dei possessori di armi atomiche. Si tratta di scenari angoscianti se si pensa alle sfide della geopolitica contemporanea come il terrorismo o i conflitti asimmetrici.
Eppure, un sano realismo non cessa di accendere sul nostro mondo disordinato le luci della speranza. Recentemente, ad esempio, attraverso una storica votazione in sede ONU, la maggior parte dei Membri della Comunità Internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. E’ stato così colmato un vuoto giuridico importante, giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali. Ancora più significativo è il fatto che questi risultati si debbano principalmente ad una “iniziativa umanitaria” promossa da una valida alleanza tra società civile, Stati, Organizzazioni internazionali, Chiese, Accademie e gruppi di esperti. In tale contesto si colloca anche il documento che voi, insigniti del Premio Nobel per la Pace, mi avete consegnato e per il quale esprimo il mio grato apprezzamento.
Proprio in questo 2017 ricorre il 50° anniversario della Lettera Enciclica Populorum progressio di Paolo VI. Essa, sviluppando la visione cristiana della persona, ha posto in risalto la nozione di sviluppo umano integrale e l’ha proposta come nuovo nome della pace. In questo memorabile e attualissimo Documento il Papa ha offerto la sintetica e felice formula per cui «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (n. 14).
Occorre dunque innanzitutto rigettare la cultura dello scarto e avere cura delle persone e dei popoli che soffrono le più dolorose disuguaglianze, attraverso un’opera che sappia privilegiare con pazienza i processi solidali rispetto all’egoismo degli interessi contingenti. Si tratta al tempo stesso di integrare la dimensione individuale e quella sociale mediante il dispiegamento del principio di sussidiarietà, favorendo l’apporto di tutti come singoli e come gruppi. Bisogna infine promuovere l’umano nella sua unità inscindibile di anima e corpo, di contemplazione e di azione.
Ecco dunque come un progresso effettivo ed inclusivo può rendere attuabile l’utopia di un mondo privo di micidiali strumenti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantellamento degli arsenali. Resta sempre valido il magistero di Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo di un disarmo integrale affermando: «L’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica» (Lett. enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963, 61).
La Chiesa non si stanca di offrire al mondo questa sapienza e le opere che essa ispira, nella consapevolezza che lo sviluppo integrale è la strada del bene che la famiglia umana è chiamata a percorrere. Vi incoraggio a portare avanti questa azione con pazienza e costanza, nella fiducia che il Signore ci accompagna. Egli benedica ciascuno di voi e il lavoro che compie al servizio della giustizia e della pace. Grazie.

[1] Cfr Messaggio alla III Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, 7 dicembre 2014.
[2] Cfr Messaggio alla Conferenza dell’ONU finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante per proibire le armi nucleari, 27 marzo 2017.

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venerdì 24 novembre 2017

Lelio Demichelis, Sociologia della tecnica e del capitalismo

dalla pagina http://www.inchiestaonline.it/economia/lelio-demichelis-sociologia-della-tecnica-del-capitalismo/


Un’analisi sistematica e innovativa – a cavallo tra sociologia, filosofia ed economia – della relazione tra tecnica e capitalismo (e delle sue ricadute sulla società e la cultura) è quella proposta da Lelio Demichelis in ‘Sociologia della tecnica e del capitalismo’, appena uscito [settembre 2017] per Franco Angeli



Il saggio ‘Sociologia della tecnica e del capitalismo’ – che non vuole essere solo un testo universitario – rappresenta una novità nel panorama della sociologia proponendo una specifica sociologia della tecnica integrata a una sociologia del capitalismo. Non si tratta quindi di un testo tradizionale di sociologia economica, ma di un’analisi delle relazioni funzionali esistenti tra tecnica e capitalismo e dei loro effetti sociali e culturali.

Tecnica e capitalismo, infatti, non sono più dei mezzi a disposizione dell’uomo ma costituiscono una autentica (e ormai quasi unica e unidimensionale) forma di vita individuale e sociale, oltre che il fine di se stessi, avendo l’accrescimento illimitato (dell’apparato tecnico, la prima; del profitto, il secondo) come obiettivo unico e totalizzante.

Sono dunque ormai un sistema integrato che produce forme tecniche ed economiche di organizzazione che diventano forme sociali ed esistenziali; nonché norme tecniche e di mercato che diventano norme sociali. Espropriando il demos della sua sovranità e l’individuo della sua libertà moderna, sono delle forme/norme che producono la propria biopolitica e il proprio biopotere – o forme/norme religiose, con una propria teologia (considerando appunto il tecno-capitalismo come una forma religiosa).

Partendo da alcuni concetti-guida essenziali per comprendere i reali processi in atto – autonomia/eteronomia, interazione/integrazione, società/comunità, cittadinanza, utopia – oltre che da una lettura sociologica di alcuni modelli di società offerti dalla filosofia o dalla letteratura (Caverna di Platone, Leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskji, Favola delle api di Mandeville, L’isola sconosciuta di Saramago) nelle pagine di Sociologia della tecnica e del capitalismo si espongono in dettaglio i caratteri e gli elementi di una nuova Grande trasformazione e di una nuova Grande narrazione, appunto quella di tecnica & capitalismo insieme.